mercoledì 12 giugno 2019

Il Battito d'Ali di un Gatto, cap 24 - La traditrice



NEGLI EPISODI PRECEDENTI
Quando alcuni cittadini dei due Mondi partono per missioni speciali, Europa e Miranda vengono lasciati a presidiare il Regno dell'Ongheu...
Al ritorno da questi viaggi, in uno scenario distopico, un gatto rosso emerge dalle fognature per elaborare un piano sovversivo con la stilista dell'Esercito. 

Le fognature non erano affatto quell'ambiente malsano che dipingeva l'Epidemiologa. Non che si potesse dire che erano pulite: dopotutto erano pur sempre fognature, ma da qui a pensare che fossero un ricettacolo di malattie pericolosissime per la salute degli umani, di strada ne passava! In effetti il motivo per cui l'Epidemiologa diffondesse certe voci era ignoto, e comunque i gatti dissidenti che lì vivevano non avevano di certo molto tempo per interrogarsi sulla questione.
Il giorno però in cui la micina bianca e nera che fino a poco prima aveva diretto uno degli atelier di moda più lussuosi del centro abitato vi si trasferì, a giudicare dalla sua faccia, probabilmente aveva avuto un'impressione anche peggiore!

“Adesso mi spiego il cattivo odore ogni volta che venivi in negozio, Europa!”

“A proposito del tuo negozio, hai deciso di portarlo tutto qui, Miranda?” Scherzò lui, riferendosi agli innumerevoli bagagli della sorella. E nonostante forse non fosse il momento, entrambi scoppiarono in una fragorosa risata.
I due se la intendevano talmente che non c'era bisogno di convenevoli, eppure c'era stato un tempo in cui non si parlavano. Nell'ambiente dei Dissidenti si diceva che era stato quando lei, lasciatasi allettare dalla prospettiva di una vita agiata, aveva voltato le spalle alla sua specie e iniziato a lavorare per gli Umani Cattivi. Ma, si sa, tra i membri di una fazione ribelle le informazioni personali non devono mai essere troppo dettagliate e quando Europa stesso, il leader, aveva garantito per lei, i particolari erano andati nel dimenticatoio.

“Dunque ha funzionato?” proseguì il gattone rosso “Sono rimasti in braghe di tela gli umanoidi?”

“Non so se sia andata proprio così... Ma alla fine il piano ha funzionato! Credo avessero un cambio di divise dietro, dunque sono riusciti a finire il turno di guardia. Meglio così: più tempo per me di organizzare la trasferta!”
“Ecco come sei riuscita a portarti tutti quei vestiti!" Ironizzò lui, come al suo solito. "Quindi alla fine è arrivato chi doveva... Si è capito di chi si tratta?"
“Assolutamente no. Le loro identità restano avvolte nel mistero. Anche se pare che non siano nuovi per i militari... Almeno così secondo la Divisione Dissidenti Alati che era in appostamento tra gli alberi. 
“Incredibili questi pennuti. Geniale l'idea di smettere di mangiarli in cambio del loro aiuto!”
“Già... e dimmi: chi ha avuto questo colpo di genio?” Sottolineò la gatta non senza una punta di vanità.

Ma a dispetto delle battute, la sensazione prevalente nell'animo dei fratellini era la frustrazione. La verità è che i loro tentativi di ribellione non avevano mai avuto una reale possibilità di successo prima di incontrare la strana ragazzina da quel pianeta lontano. Era stata lei a portare una speranza tra le file degli Animali Dissidenti, speranza che si concretizzava nel gruppo di viaggiatori che avevano fatto arrivare poche ore prima. Ed ora Europa e Miranda non volevano più stare con le mani in mano ad aspettare i risultati di quella loro operazione. Proprio no. I due dovevano assolutamente fare qualcos'altro.

“Dobbiamo liberare i prigionieri!” propose lei dopo una lunga discussione.
“Non credo sia una buona idea...” cercava di riportarla alla ragione lui. “So che ora sei una dei nostri, ma tu non ci sei mai stata davvero qui con noi... Non hai idea dei limiti delle nostre forze!”
“E tu non hai idea dei limiti delle loro! Sono convinti di essere i padroni del mondo, quelli, e non si rendono conto di quanti gli abbiano voltato le spalle... o siano pronti a farlo!”
“Di' la verità, Miranda: non è che con questa iniziativa vorresti rimediare ai tuoi errori del passato?”
“Errori? Per caso ti riferisci a...?”
“Beh, sì, certo! So che è un argomento difficile e non ho alcun dubbio sul tuo conto, non mi fraintendere, però secondo me ti vuoi alleggerire dal senso di colpa per quello che hai fatto a mamma e papà... Ecco, l'ho detto!”
“Stai parlando di cose che non sai, Europa! È vero, ho fatto i loro nomi... ma quello che non ti ho mai potuto dire è che sono stati proprio loro a chiedermelo!”
Loro?!” E, per una volta, al gattone rosso non veniva in mente niente di arguto da replicare. “E, scusami tanto, perchè avrebbero dovuto chiederti una cosa del genere?!”
“Neanche io l'avevo mai realizzato. Mai, fino a quando non mi ha bussato alla porta la ragazzina vestita da agente segreto... Ovviamente bussare alla porta è un modo di dire, dato che lei...”
“... è più come un ologramma, certo.” Finì la frase Europa. “Ma non capisco ancora: cosa c'entra lei con i nostri genitori?”
“È stata la mamma che l'ha vista per prima. È successo in dormiveglia. È stato lì che le ha parlato di una possibile alleanza e che le ha detto che avremmo dovuto mandare degli infiltrati il più vicino possibile ai luoghi del potere, capisci... per poi sovvertirlo alla prima occasione propizia!”
“Quindi lei e papà si sarebbero sacrificati per mandarti dagli Umani come spia?! Ma perchè proprio tu?”
“Non ne ho idea, forse perchè sono quella che si poteva adattare meglio alla situazione? Fatto sta che tradire loro era l'unico modo per essere creduta dai Cattivi... infatti ha funzionato.”
“Ma siete matti? Nessuno di voi ha mai pensato che poteva morire?! Non sapevate neanche chi fosse quella ragazza!”
“È quello che avevo detto anch'io. Solo che la mamma subito dopo quell'incontro ha avuto un sogno strano. E in quel sogno è stata trasportata in un altro mondo. Un mondo molto simile al nostro, solo molto, molto più bello. Là eravamo noi gatti alla guida di queste terre e le avevamo trasformate in un regno fiorente, un regno in cui umani e animali vivevano in pace e armonia... Ed è stato lì che per la prima volta ha avuto la sensazione che era così che le cose sarebbero dovute andare veramente: come nel sogno... Non come se quel sogno fosse la proiezione di un possibile futuro. Niente affatto. Come se quel sogno fosse la traccia di un passato che, non si capisce bene in che modo, ci è stato strappato!”
“Zitta!” esclamò a bassa voce il gatto rosso. E con la zampa fece segno alla sorella che avrebbe finito la spiegazione più tardi. “Sei stata seguita!”

Ma ormai era troppo tardi. All'ingresso dell'antro dove i due poco prima credevano di parlare indisturbati si stagliava ora il profilo di una figura umana. 

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